
La presidente della Commissione Europea von der Leyen ha appena fatto in tempo a introdurre un piano di riarmo europeo dal mostruoso costo di 800 miliardi in 5 anni, che il governo Meloni ha messo in moto la rapida approvazione del DDL “Sicurezza” al Senato. Non poteva esserci prova più schiacciante di quanto questa Rete ha sostenuto dalla nascita: la radice del salto di quantità e di qualità della repressione statale in atto sta nella corsa accelerata verso una guerra globale inter-imperialista. Questa corsa esige in ciascun paese il coinvolgimento, se non l’arruolamento, della massa della popolazione o quanto meno l’azzeramento del conflitto di classe e dei conflitti sociali con strumenti repressivi incisivi a tutto campo.
Il DDL 1660 – ora 1236 – è esattamente questo: un passo deciso verso lo stato di polizia necessario allo stato di guerra, non certamente un frutto dello storico autoritarismo delle destre vogliose di violare la Costituzione.
Non è ancora chiaro se al DDL Piantedosi-Nordio-Crosetto saranno apportate le modifiche di puro contorno richieste dal Quirinale, volte a rivederne gli aspetti più odiosi e inutili. È invece chiaro che l’approvazione del DDL sia prevista entro i primi giorni di aprile. Se ci saranno modifiche rispetto al testo approvato alla Camera, ci sarà un rapido secondo passaggio lì: poi la legge entrerà in vigore. I tempi stringono. Anche perché non c’è da aspettarsi un vero ostruzionismo da parte dell’opposizione parlamentare, rimasta inerte e complice fin quando l’attività della nostra Rete non ha rotto il silenzio intorno al DDL 1660 e diffuso, in decine di città e centinaia di luoghi di lavoro, nel sindacalismo di base, nei movimenti sociali, nelle scuole e nelle università, la denuncia del contenuto liberticida del provvedimento.
Questa tumultuosa evoluzione in senso bellicista e repressivo della politica nazionale, in tutto e per tutto analoga a quanto sta avvenendo sulla scala internazionale – a cominciare dagli Stati Uniti di Trump e dai principali paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito) – ci impone il rilancio e l’allargamento della nostra attività di denuncia del DDL “Sicurezza” e delle nostre iniziative di lotta. Bisogna usare le prossime settimane per portare in ampi settori della classe lavoratrice e degli strati sociali oppressi una contro-informazione che aiuti a prendere coscienza di ciò che sta per avvenire:
• Il picchetto operaio ridiventerà reato al pari del blocco stradale
• L’occupazione delle case sarà punibile fino a 7 anni di pena
• La semplice partecipazione alle manifestazioni, nel caso dovessero esserci piccoli incidenti, sarà punita duramente
• viene introdotto il delitto di rivolta per chi si ribella alle infami condizioni di detenzioni in CPR e carceri
È possibile e necessario costruire, in tutte le città in cui esistono nodi della Rete, delle iniziative di denuncia e di lotta presso le sedi del governo o dove lo si ritenga maggiormente efficace nei giorni dal 1 al 10 aprile. Momento di piazza unificante sarà invece la manifestazione di sabato 12 aprile a Milano contro il genocidio in Palestina e la corsa alla guerra che, nella sua piattaforma di convocazione, include la denuncia della repressione già in atto e del DDL “Sicurezza”.
Ci aspettano giornate di mobilitazione intense e ravvicinate:
• Le iniziative di solidarietà per l’inizio del processo ad Anan, Alì e Mansour
• Le iniziative di inizio aprile volte alla denuncia dell’esplosione della spesa bellica a cui contrapponiamo la spesa per i bisogni sociali e per la tutela dei territori dai disastri ambientali attraverso la prevenzione
• Il 25 aprile
• Il 1 maggio
La nostra Rete è ampia e può farsi sentire con veemenza se coordina le proprie forze come e ancora meglio di quanto fatto finora. In questi mesi, a partire dal 5 ottobre a Roma, abbiamo saputo dare concretezza al principio classista e internazionalista «Chi tocca uno, tocca tutti». Nei mesi che vengono dovremo saper fronteggiare – su questo terreno – sfide più dure.
I tempi stringono, stringiamo le fila.