Non siamo numeri. Donne palestinesi ostaggio nelle prigioni di tortura israeliane senza accusa né processo

Questa presentazione di alcune decine di donne palestinesi ostaggio, per mesi o, più spesso, per anni, delle carceri del regime sionista, luogo di sistematiche, mostruose torture fisiche e psicologiche, è stata curata da alcune compagne del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera.

Queste donne, di cui ogni slide dà un breve ritratto, sono per lo più giovani, o perfino giovanissime, delle città e dei villaggi della Cisgiordania. Molte di loro sono studentesse, a testimoniare l’enorme importanza che l’intero popolo palestinese attribuisce all’istruzione, pur nella drammatica condizione in cui questo popolo è costretto a vivere da oltre un secolo a causa della colonizzazione sionista-occidentale della Palestina, nonché della coralità della resistenza palestinese.

Ma, oltre che studentesse, incontrerete giornaliste, scrittrici, operatrici sanitarie, operatrici umanitarie, madri di famiglia (e una nonna), militanti sindacali, libraie, esponenti del femminismo palestinese, fotografe, figure leader e simbolo della resistenza palestinese vicine alle posizioni di Hamas o appartenenti al Fronte popolare. Tutte accomunate da una profonda dignità e dall’orgoglio di essere dalla parte giusta della storia: la lotta per la liberazione della Palestina che in un secolo di irriducibile resistenza alla macchina di devastazione e morte sionista-occidentale, non solo non si è mai arresa, ma ha avuto la forza di internazionalizzarsi, di far diventare la causa della liberazione del popolo palestinese la causa di tutte le masse sfruttate e oppresse del mondo. (Red.)

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