“Le donne immigrate raccontano”, di T. Safaler – Comitato 23 settembre

Questo libro non è un romanzo. E’ la testimonianza che la realtà supera sempre la fantasia. La sua lettura ci impone di guardarla in faccia la realtà, riesce a svelare a chi non lo conosce, e spesso non vorrebbe conoscere, un pezzo di storia che ha trasformato il nostro quotidiano e ha stravolto le vite di milioni di famiglie dell’Europa dell’est.

Le intenzioni dell’autrice sono chiare: dare un quadro generale delle condizioni di partenza della realtà del suo paese, la Moldavia, e della crisi profonda che l’ha colpita alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso, per inquadrare le singole storie nel più vasto fenomeno dell’immigrazione in Europa e in questo caso in Italia, nel Veneto.

A differenza di molti altri, questo libro non “parla” delle donne emigranti, le fa parlare. Sapendo di non voler scrivere un’opera di fantasia ma trasmettere la memoria di un periodo tragico della vita di molte, l’autrice, Tatiana Safaler, ha pazientemente ricercato le voci autentiche, di quelle che lei chiama “le pioniere”, le prime a partire, vincendo la ritrosia e l’istinto di non ricordare gli incubi vissuti, per guardare solo al futuro e dare un senso ai tanti sacrifici, a tanto dolore, a tante perdite. Per ritrovare ogni giorno il coraggio di andare avanti.

Lei poteva farlo, perché era una di loro. E ha saputo cogliere nei loro racconti, al volo, tanti accenti e sentimenti che le parole non dicono. Ce li trasmette nella cupezza delle immagini che illustrano le vicende narrate, nella commovente tenerezza delle lettere dei piccoli rimasti a casa, nelle foto dei luoghi di incontro delle immigrate, nelle rare telefonate, uniche comunicazioni possibili prima dell’avvento dei cellulari e di internet. Tatiana ha saputo aprire un varco nell’insopportabile indifferenza con cui questi eventi traumatici venivano ignorati, anche da chi viveva fianco a fianco di queste sue compagne di sventura e usava le loro capacità di cura senza porsi troppe domande.

Sorprese dall’oggi al domani da una crisi economica devastante, precipitate nella miseria, senza poter provvedere ad un futuro dignitoso per se stesse e i propri figli, queste “normali” madri di famiglia, insegnanti, lavoratrici, spesso laureate si sono trasformate in eroine, affrontando da sole un viaggio ignoto. Quello che hanno dovuto sopportare va ben oltre la più fervida immaginazione. Fame, freddo, sporcizia, pericoli di ogni genere, rischio di essere ferite o uccise, o abbandonate se non in grado di proseguire, depredate delle loro misere riserve di denaro, imbrogliate dai malviventi che lucravano sulla loro determinazione, terrorizzate dall’idea di essere fermate e rispedite a casa dalle varie polizie di frontiera: nei racconti di questi “viaggi” c’è veramente di tutto. Il richiamo alla fede ricorre come ultima risorsa. E all’arrivo, si prospetta un altro percorso in salita, per trovare il lavoro, pagare i debiti contratti per il viaggio, risparmiare allo spasimo per garantire un futuro migliore ai propri cari per cui si è tanto sofferto.

Questo non è semplicemente un libro di avventure a lieto fine. E’ un libro che parla dello strazio del distacco dai figli, per i quali si compiono questi interminabili percorsi, della solitudine, della precarietà, delle difficoltà di adattamento in un paese straniero, alleviata solo in parte dalle istituzioni caritative.

Ci parla anche del senso di colpa per aver abbandonato i ragazzi e del timore, ritornando dopo anni di lontananza, di non essere da loro riconosciute, del disprezzo con cui i malpensanti, giù al paese, criticano e stravolgono il senso delle scelte di queste donne. Parla della solidarietà che si crea tra di loro nei rari momenti di tregua dal lavoro, il riunirsi, l’aiutarsi.

Abbandonata l’illusione di poter tornare in una Moldavia più accogliente e in ripresa, esse non si fermano e lottano per riunire le famiglie, incontrando ancora altri ostacoli: la mancanza di adattamento dei mariti, un’estraneità che nel tempo ha preso il sopravvento. Loro non molleranno mai, ma dietro a queste testimoni che in qualche modo “ce l’hanno fatta”, ci sono le donne colpite dalla “sindrome Italia”, un disagio mentale profondo che ha segnato per sempre le vite di molte.

Queste testimonianze danno la misura della distanza che si è voluta creare tra chi, nel vuoto dei servizi sociali di assistenza, usufruisce del lavoro di cura delle donne venute da lontano, e chi lo fornisce ricevendo uno scarso compenso e pagandone un caro prezzo. Due mondi che si fa di tutto per tenere separati, ma che appartengono allo stesso mondo che prospera sulla divisione e sulla subordinazione. Sta a noi tutte, in uno sforzo collettivo, capovolgerlo, in nome dei diritti e della felicità di tutte e tutti.

Il libro può essere richiesto all’indirizzo comitatosettembre@gmail.com , al prezzo di 12 Euro