La mozione finale della 4^ assemblea nazionale della Rete Libere/i di lottare contro il DDL ex-1660

Sabato 15 marzo, nella sede milanese del SI Cobas, si è tenuta la 4° assemblea nazionale in presenza della Rete “Fermiamo il DDL1660 – Libere/i di lottare”.

L’assemblea ha ribadito all’unanimità che l’importante accelerazione della corsa al riarmo e allo scontro inter-imperialistico su scala globale avvenuto negli ultimi mesi conferma e rafforza la necessità di continuare nell’impegno collettivo, assunto nel luglio scorso, di promuovere e sostenere le mobilitazioni contro la guerra, l’economia di guerra, le politiche anti-proletarie del governo Meloni, il DDL ex 1660, ora 1236 (prossimo alla votazione al Senato), al fianco del popolo e della resistenza palestinese. In questa attività vanno incorporate in pieno sia la critica senza se e senza ma delle iniziative belliciste del PD e della “sinistra” (vedi la manifestazione del 15 marzo in piazza del popolo a Roma), sia la denuncia e la lotta contro i provvedimenti repressivi già approvati, o messi in cantiere dal governo, che sono complementari al DDL Piantedosi-Crosetto-Nordio (decreto Caivano, DDL 1004, DDL Valditara).

L’assemblea nazionale, che anche questa volta ha visto una buona partecipazione e un serrato dibattito, ha condiviso alcune indicazioni:

1) Assumere, come una propria giornata di lotta, la manifestazione nazionale convocata dalle realtà palestinesi assieme al sindacalismo di base per il 12 Aprile a Milano; organizzare iniziative dislocate sui territori per il 25 aprile ed il primo maggio; sostenere la settimana della “Primavera Rumorosa” lanciata da Extinction Rebellion dal 25 aprile al primo Maggio a Roma; 

2) Costruire una forte giornata di mobilitazione nazionale in occasione dell’approvazione, ormai prossima, del DDL 1236 (ex 1660) al Senato: su questo punto seguiranno aggiornamenti a strettissimo giro;

3) Recepire la proposta – avanzata dal Laboratorio Politico Iskra, che si concretizzerà in un appello pubblico – per una giornata di lotta che, da nord a sud, si opponga al criminale piano di riarmo dell’Unione europea, rivendicando che gli 800 miliardi destinati alle armi siano utilizzati per le reali e urgenti necessità delle popolazioni colpite in diverse regioni da sismi, alluvioni, bradisismi, e – più in generale – per le spese di utilità sociale;

4) Confermare, come a Firenze lo scorso gennaio, l’appello al sindacalismo di classe a verificare la possibilità di uno sciopero generale nei prossimi mesi finalizzato ad esprimere l’opposizione della parte più cosciente della classe lavoratrice alla corsa al riarmo e alla guerra, ed in particolare a colpire le attività produttive legate alla produzione e circolazione di armi;

5) Continuare ad esprimere attiva solidarietà a tutti gli organismi di lotta e alle compagne e compagni colpiti/e dalla repressione statale, nuovamente sotto processo come Ali e Mansour, in carcere come Maja ed Anan, in attesa della possibilità di estradizione come Gino;

6) Discutere in una prossima riunione di due proposte: la prima, avanzata dalla Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, di entrare a far parte, come Rete, di un organismo internazionale di lotta contro la persecuzione e la repressione politica; la seconda, avanzata dal Cpa di Firenze, di lavorare ad una “mappatura” delle azioni repressive;

7) Produrre materiale unitario di agitazione da diffondere in tutte le città, con l’impegno di allargare il più possibile la nostra attività di propaganda e di agitazione, anzitutto in direzione della classe lavoratrice e delle masse giovanili;

8) In vista della probabile, rapida approvazione del DDL”sicurezza”, assumere la responsabilità di organizzare in modo stabile la resistenza all’applicazione della nuova normativa liberticida, raccogliendo, e sforzandoci di unificare, tutti gli elementi di opposizione, insubordinazione, contestazione e solidarietà, coscienti che la battaglia contro le norme e le prassi da stato di polizia, necessarie a tempi di guerra, proseguirà anche dopo la conclusione dell’iter parlamentare del DDL, al di là del suo esito.

Organizziamo la lotta contro la guerra ed il riarmo; fermiamo lo stato di polizia; mobilitiamoci contro l’approvazione del ddl 1236 (ex 1660) e per dirottare gli 800 miliardi verso le reali esigenze delle popolazioni colpite da disastri.