
Per sabato prossimo, 5 aprile, Giuseppe Conte ha indetto a Roma la manifestazione del M5S “contro il riarmo dell’U.E.”. Come spieghiamo in un altro articolo, questa iniziativa rappresenta diverse cose : 1) la ricerca del rilancio di un Movimento in chiara difficoltà nel “campo largo”, alle prese con un PD camaleontico ma solidamente attestato sulla linea guerrafondaia della Vnon der Leyen, la linea prevalente nell’U.E.; 2) il tentativo di farsi largo nella crescente contrarietà al riarmo che serpeggia in molti strati della popolazione; 3) la ricerca di nuove sponde di politica internazionale per l’Italia, e cioè per l’imperialismo italiano (compresa la via russo-cinese), visti gli sconquassi provocati dalla linea Trump-due; 4) la difesa degli interessi dell’industria bellica italiana nei confronti di quella di altri paesi europei: Rearm Europe, sostiene, è “una follia. La Germania diventerà superpotenza militare, l’Italia resterà indietro”. Insomma, tutto, salvo che un’autentica contrapposizione alla corsa al riarmo e alla guerra.
Si tratta, in sostanza, della riproposizione sotto nuove vesti, e in parallelo con Salvini, della vecchia politica euroscettica e “sovranista” che ha caratterizzato il M5S da quando è nato. Del resto, Conte – come si fa a dimenticarlo? – da capo del governo ha aumentato la spesa militare accettando di spingerla al 2%, e da capo dei 5S ha votato ripetutamente gli invii di armi a Kiev.
Nel mentre il M5S sta cercando di accaparrarsi nei mass media, abusivamente, il ruolo di “forza di pace”, una miriade di organismi che definiamo “campisti” (cioè a favore del campo Cina-Russia-Iran) non perdono l’occasione per avere a loro volta un momento di visibilità, portando nelle piazze nella stessa giornata del 5 aprile, in coda a Conte, posizioni di disarmo, di neutralità, di disimpegno dalla guerra sostanzialmente nazionaliste. Di più: propedeutiche ad agganciare l’Italia, cioè – lo ripetiamo – l’imperialismo italiano (di cui mai costoro parlano – per loro l’Italia di Leonardo, Exor, Unicredit e BancaIntesa è, per definizione, una mammoletta) ad imperialismi “altri”, purché siano al di fuori di quelli aderenti all’U.E.!
Per questi organismi il mondo è diviso in capitalismi/imperialismi “buoni” e “cattivi”, e loro tifano naturalmente per i primi, avendo escluso categoricamente, pur pretendendo di essere “compagni” (?!?), di schierarsi dalla parte dei proletari e degli sfruttati di tutto il mondo, che dalle presenti e future guerre inter-capitalistiche, chiunque le vinca, hanno e avranno tutto e solo da perdere: cosa hanno guadagnato dalla guerra i proletari russi e ucraini, quelli morti e quelli ancora vivi?
Un esempio lampante del ruolo nefasto di questo campismo lo si ha scorrendo l’appello di adesione alla manifestazione dei Cinquestelle di Claudio Grassi, coordinatore nazionale de “Il Coraggio della Pace”, “La casa brucia”, “Disarma”, che sono tra gli organismi di cui sopra.
La cosa più singolare di questo appello, e di altre prese di posizione simili, è che l’imperialismo USA risulterebbe tale, e nel campo dei “cattivi”, solo con la presidenza Biden, mentre cambierebbe completamente faccia, o addirittura natura, dal momento in cui a Washington è ricomparso Donald Trump. Un compagno alla Casa Bianca? Beh, questo proprio no. Però, però… Grassi rassicura: Trump è “altro da me, da noi” (sta parlando del capo della prima potenza imperialista del mondo!), però, però è sicuramente un uomo che vuole la pace in Ucraina. Mentre questi qua dell’U.E. spiazzati, in pesante crisi economica, non sanno far altro che puntare sul riarmo…
Poco importa, lo sanno anche i sassi, che la tattica della nuova banda di gangster al potere negli Stati Uniti sia quella, apertamente dichiarata appena ieri l’altro dal ministro del Pentagono Hegseth, di provare a staccare la Russia dalla Cina, per intensificare e accelerare la preparazione della guerra alla Cina dopo averle tolto il retroterra dell’alleata Russia. Per Grassi e simili individui la “lotta contro la guerra come discrimine” è intesa solo, in modo truffaldino, come opposizione a “questa” UE, a “questo” governo Meloni perché non difende a dovere gli interessi nazionali. Se la UE si indebolisce e si disgrega, mentre la Russia si rafforza, l’Italia – parliamo sempre dell’Italia di Leonardo, Exor, Unicredit e Banca Intesa – può beneficiarne, ha più chance di posizionarsi meglio nella nuova ridefinizione dei rapporti internazionali.
Ed in questo quadro può andar bene anche un Trump. Chi se ne frega se prepara la guerra alla Cina; se spalleggia senza riserve lo stato sionista nel genocidio in Palestina; se sta per spianare mezzo Yemen per schiacciare nel sangue la resistenza Houthi; se si è messo alla testa di una lurida crociata mondiale contro i proletari e le popolazioni immigrate; se sponsorizza apertamente formazioni nazi-fasciste in tutto il mondo; etc. – sono cosette secondarie rispetto agli interessi dell’Italia da salvaguardare. Questa è la priorità delle priorità. [Siamo curiosi di vedere come la metteranno tipi del genere ora che Mosca ha respinto come “inaccettabile” la proposta di “pace”, cioè di spartizione dell’Ucraina, di Trump evidentemente dannosa per la Russia.]
L’appello di Grassi si chiude con un riconoscimento al merito a Conte (!) e alla sua iniziativa: “Grazie presidente Conte, e tutti a Roma il 5 aprile!”. I 5S, quelli dei governi con la Lega e il Pd, gli stessi identici eh, incassano. Il libro del “pacifismo” italiano a sfondo campista segna un’altra pagina disonorevole di accodamento al nemico di classe.
Il panorama dei seguaci dei pentastellati si arricchisce di soggetti come il “Coordinamento Nazionale No Nato”, che nella stessa giornata, supportato da vari comitati locali, indice manifestazioni in molte città (a Genova spicca la parola d’ordine “indipendenza, pace, unità nazionale”), tutte sulla stessa falsariga: contro Meloni “esecutrice delle politiche di guerra” decise da altri; no alla NATO in quanto organismo “straniero”. Nulla da eccepire qualora, o nella misura in cui, le armi siano italiane (nei loro testi non troverete mai ricordato che l’Italia è la sesta produttrice di armi al mondo) e siano usate per una guerra che tuteli gli interessi nazionali!
Da parte sua il trombone post-stalinista Marco Rizzo (“Democrazia Sovrana e Popolare”) batterà un colpo pure lui il 5 aprile. Non a Roma, a Milano. Pace e sovranità, proclama il fenomeno. E niente bandiere di partito, solo bandiere tricolori! Pensate un po’: “ci hanno fatto fare la guerra a Gheddafi contro i nostri interessi e poi riempito di immigrati!”. Una vera indecenza per Rizzo, da lavare … col tricolore!
Gratta gratta il campismo, anzi: basta grattarlo solo un po’, e sotto la vernice di superficie subito emerge il nazionalismo, seppur “sinistro”. Cioè condito di “sociale” per renderlo più appetibile a settori della classe lavoratrice. In tutti questi appelli per il 5 aprile (e dintorni) non mancano mai i richiami alla follia degli 800 miliardi di euro spesi in armi e non nelle emergenze sociali, ai salari che non bastano, alle bollette energetiche alle stelle, alle emergenze territoriali mai sanate, ecc. Una contrapposizione tra spesa sociale e spesa bellica giusta, perfino ovvia, se non fosse che è fatta in subordine alla tutela degli “interessi nazionali”, che sono esattamente quelli che da decenni strangolano la spesa sociale.
L’USB, per dirne un’altra, scende in piazza anch’essa il 5 aprile. Piattaforma: basta armi, salario netto di 2.000 euro! Viene però da chiedersi cosa fanno di concreto USB e simili per portare avanti una lotta reale… che non sia qualche sciopero generale “una tantum”, disarticolato, di facciata, e stando bene attenti a non pestare troppo i piedi a governo e padroni. Quando mai si sono visti mettersi di traverso davvero al legame di ferro che c’è tra governo/profitti/politica securitaria e politica di guerra andando a “disturbare il manovratore” con picchetti, scioperi e cortei combattivi, blocco vero (non mediatico) dei porti e dell’invio di armi? Il 12 aprile ci sarà a Milano una manifestazione nazionale per la Palestina, contro le guerre del capitale, contro il DDL ex-1660. L’11 aprile, rispondendo ad un appello delle organizzazioni palestinesi e della Rete Libere/i di lottare, il solo SI Cobas organizza uno sciopero generale. Dov’è l’USB?
Per tutto l’arcipelago dei micro-organismi campisti la lotta a fondo alla tendenza alla guerra nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, su posizioni di classe è fantascienza. Per loro, in fondo, il vero ombelico del mondo è prevalere non nella lotta, ma nei parlamenti. Per loro la storia possono farla solo gli stati capitalisti/imperialisti, non le classi sfruttate, destinate ad esserne la carne da macello. Per loro la rivoluzione sociale anti-capitalista è un’utopia assurda. Per quanti giri di parole facciano, il loro unico credo, il loro totem è la difesa degli interessi della nazione Italia. Altro che opposizione reale alla guerra! Semplicemente un altro modo di partecipare e assecondare la corsa alla guerra!
P. S. – Apprendiamo ore che il 5 ci sarà anche Michele Santoro, quello che alle scorse politiche si dichiarò favorevole, benché solo provvisoriamente…, alla NATO. Oh, ecco, ora la piazza “di pace” è al completo.